Ormai sta per terminare la tregua definita dal portavoce di Olmert, Mark Regev, come “uno status speciale per consentire il trasferimento di persone, prodotti alimentari e medicinali”.

I rifugiati palestinesi riceveranno aiuti umanitari per gentile concessione degli israeliani, dopo che gli stessi hanno bombardato il principale punto d’accesso  per le organizzazioni umanitarie, il Valico di Elez.

Mentre la maggior parte dei governi del nostro Occidente civilizzato si impegna a rilasciare dichiarazioni sulla situazione di Gaza, in Italia regna il tradizionale silenzio reticente.

Turchia e Francia si sono rese disponibili per vigilare sull’ ipotetico cessate il fuoco sulla striscia di Gaza, America e Inghilterra appoggiano la proposta di pace egiziana e l’ Italia?

In Italia ci si occupa di onorare la memoria di porci fascisti e di combattere contro la nociva e brutalmente inquinante pillola contraccettiva.

Anche la maggior parte dei quotidiani nazionali ha seguito l’orma dei padroni e si è limitata a riportare fatti di cronaca tralasciando le mostruosità compiute da Israele, che le testate internazionali hanno invece doverosamente raccontato.

Un’ esempio è l’ uso del fosforo bianco, elemento non utilizzabile, secondo la Convenzione di Ginevra,se non a scopo di illuminazione poiché provoca profonde bruciature cutanee che portano alla morte.

Navigando per leggere la rassegna stampa di oggi, ho trovato delle foto sulla situazione a Gaza nella galleria di ”La Repubblica”.

( http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/bambini-gaza/1.html )

La prima diapositiva del gruppo intitolato “Gaza, la guerra dei bambini” diceva: ATTENZIONE ALCUNE DI QUESTE IMMAGINI POSSONO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA’.

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E’vero, alcune delle immagini ti lasciano davvero l’ amaro in bocca. Rabbia, dolore, tristezza e un tremendo desiderio di partire per quella terra, di poter fare qualcosa per quel popolo che combatte per la propria identità.

I volti di quei bambini piangenti, i loro corpi tra le macerie, i loro vestiti imbrattati di sangue. Come si fa a rimanere inermi davanti a certe immagini? Come si può anche minimamente giustificare un massacro del genere?

Spero davvero che la sensibilità della gente venga urtata, che ognuno provi a pensare che sotto quelle pietre potrebbe esserci il proprio figlio, il proprio amore, i propri cari.

Spero che la coscienza di noi occidentali civilizzati si risvegli.

Spero che ognuno trovi la forza di far sentire il proprio dissenso e il proprio orrore verso questo schifo.

francobollo CCCP 1961

 

francobollo cinese

PAOLA CORTELLESI “NON PERDIAMOCI DI VISTA”

Ministro Gelmini

Torna a scuola

SABINA GUZZANTI “LE RAGIONI DELL’ARAGOSTA”

Il catechismo di Ratzinger

 

Il buco dell’ ozono

 

SABINA GUZZANTI INSCENA PORTA A PORTA

 

NERI MARCORE’ & SABINA GUZZANTI “RIOT”

 

SABINA GUZZANTI “RIOT”

 

 

Mai visti così tanti studenti in manifestazione davvero motivati, consapevoli del motivo per cui erano in piazza, incuranti della pioggia che ha cessato di scendere solo dopo 4 ore di corteo.

1700 persone tra studenti, insegnanti di scuole dell’infanzia e superiori e alcuni bambini.

Una grandissima soddisfazione devo dire…

Ora non rimane che andare avanti e continuare con le proteste.

Perchè questo è solo l’inizio!

 

 

 

 

 

Ci son tanti compagni di cui siamo privati perché questa giustizia li vuole carcerati però son fianco a fianco con altri proletari che passano la vita dentro i penitenziari; si stanno organizzando per far delle prigioni una base di lotta contro i padroni. Per questo hanno bisogno anche del nostro scudo; se noi lottiamo fuori per loro sarà un aiuto.

 Liberare tutti vuoi dir lottare ancora, vuoi dire organizzarci senza perdere un’ora. E tutti i riformisti che fanno i delatori insieme ai padroni noi li faremo fuori.

 Porci padroni, voi vi siete illusi non bastan le galere per tenerci chiusi Facciam vedere ai nostri sfruttatori che per ognuno dentro mille lottano fuori.

 Siam tutti delinquenti solo per il padrone siamo tutti compagni per la rivoluzione.

«Noi non crediamo che il teatro sia una decorosa sopravvivenza di abitudini mondane o un astratto omaggio alla cultura. Il teatro resta il luogo dove la comunità, adunandosi liberamente a contemplare e a rivivere, si rivela a se stessa; il luogo dove fa la prova di una parola da accettare o da respingere: di una parola che, accolta, diventerà domani un centro del suo operare, suggerirà ritmo e misura ai suoi giorni.»

Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Fondatori del Piccolo Teatro di Milano.

 

 

Nel video: un frammento di uno degli spettacolo più belli che io abbia mai visto. 

VITA DI GALILEO, di Bertold Brecht, regia di Antonio Calenda, in scena al Teatro Piccolo di Milano.

 

 

(…)

Il pudore sociale che tu credi naturale

vuole che tu sia ritrosa, ambigua, dolce

Il pudore vero sta rinchiuso come il tuorlo

dentro l’uovo, ricco, fiammante, vitale.

Questo pudore ti insegna il senso della tua integrità

di cuore, bada bene, non di una carne fatta

Simbolo sociale. Sii tu a baciarlo, a spogliarlo,

ad accarezzarlo, senza per questo rifiutare le sue

carezze e i suoi baci. Che sia chiaro, chiarissimo

lampante che siete in due a fare l’amore, non uno solo

sopra l’altro, contro l’altro, a danno dell’altro.

Rifiuta il gioco del corri e scappa che può

divertire ma alla fine ti porterà alla trappola.

La civetteria è un ‘arma così povera ad infelice

che poi quando sei incastrata contro un muro

non ti rimane che sorridere e acconsentire.

Ma non c’è niente da nascondere, lo vuoi capire.

Devi prenderti il tuo piacere da lui come

lui lo prende da te, senza infingimenti;

con pari entusiasmo e passione. Fagli la corte,

inseguilo, parlagli apertamente. Decidi tu

quando vuoi fare  l’amore, non lasciarlo mai

pregare e supplicare, perché poi quando decidessi

non sarà più una decisione ma un cedimento

e subito lui urlerà di essere il tuo padrone

e avrà ragione perché sarai stata vinta e

non vincitrice, avrai accettato la regola

del cacciatore che corre appresso alla preda.

 

 Poesia di Dacia Maraini letta da Sandra Ceccarelli  in Piazza Duomo a Milano durante la

 Manifestazione Nazionale del 14 gennaio 2006

 

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LUDOVICO Vedo che avete proprio compiuto tutti i preparativi. Signor Galileo, la mamma e io trascorriamo nove mesi su dodici nelle nostre terre in Campania e possiamo assicurarvi che i nostri contadini non si lasciano distrarre dalle vostre memorie sulle lune di Giove. Troppo duro è il loro lavoro nei campi. Ma, se venissero a sapere che ormai si possono attaccare impunemente le sante dottrine della Chiesa, potrebbero esserne turbati. Quegli infelici, non dovete scordarvelo, nella loro condizione di bruti, fanno un’accozzaglia di tutto. Sono come le bestie, né più né meno: roba da non credere. Basta che circoli la voce che una pera è cresciuta su un melo, e loro lasciano a mezzo il lavoro dei campi e si mettono a ciarlare.
GALILEO Dici davvero?
LUDOVICO Bestie. Se vengono alla fattoria a lagnarsi per qualche inezia, la mamma è costretta a far frustare un cune in presenza loro: per ricordargli qual è il loro posto, non c’è altro mezzo. Oh! forse voi, qualche volta, dal finestrino di una comoda carrozza, avrete visto il grano biondeggiare nei campi; avrete già assaggiato le nostre olive e mangiato soprappensiero il nostro cacio; ma della fatica, della vigilanza continua che tutto questo esige, non ve ne fate nemmeno un’idea!
GALILEO Giovanotto, ti prego di credere che io non man¬gio mai il cacio soprappensiero. (Villano) Mi fai perdere tempo! Siamo pronti con lo schermo?
ANDREA Sì. Venite?
GALILEO Ma tu, Ludovico Marsili, non ti limiti a frustare i cani solo per ricordare ai contadini qual è il loro posto: mi sbaglio?
LUDOVICO Signor Galileo, avete un cervello meraviglioso. Peccato!
FULGENZIO Vi minacciava!
GALILEO Sicuro. Potrei istigare i suoi contadini a pensare in un modo nuovo. E anche i suoi servi, e i suoi fattori.
FEDERZONI Ma come? Neanche loro sanno di latino.

GALILEO Potrei scrivere in volgare, per i molti, anziché in latino per i pochi. Per le nuove idee, quella che ci serve è la gente che lavora con le mani: agli altri non interessa conoscere l’origine delle cose. Quelli che vedono il pane solo quand’è sulla tavola, non vogliono sapere come è stato cotto: canaglie, preferiscono ringraziar Dio piuttosto che il fornaio! Ma quelli che, il pane, lo fanno, quelli sapranno capire che niente si muove da sé. Tua sorella, Fulgenzio, mentre gira il torchio delle olive, non farà le grandi meraviglie, anzi facilmente si metterà a ridere, quando saprà che il sole non è un aureo scudo nobiliare, ma una leva: e che, se la terra si muove, è perché
il sole la fa muovere!

DOMENICO E maie ca t’avesse visto sottomessa, che ssaccio? comprensiva, in fondo, della situazione reale che esisteva tra me e te. Sempre cu’ na faccia storta, strafuttente… ca tu dice: “Ma avesse tuoro io?… Ll’ avesse fatto quacche cosa?” Avesse visto maie na lagrima dnt’ a chill’ uocchie! Maie! Quant’anne simmu state nzieme, nun ll’aggio vista maie ‘e chiagnere!

FILUMENA E avev’a chiagnere pe’ te? Era troppo bello ‘o mobile.

DOMENICO Lassa sta o mobile. Un’ anima in pena, senza pace, maie. Una donna che non piange, non mangia, non dorme. T’ avesse visto maie ‘e durmì. N’ anema dannata, chesto sì.

FILUMENA E quanno me vulive vedè ‘e durm, tu? ‘A strada d’ ‘a casa t’ ‘a scurdave. ‘E mmeglie feste, ‘e meglie Natale me ll’aggio passate sola comm’ a na cana. Saie quanno se chiagne? Quanno se cunosce o’ bbene e nun se pò avè!Ma Filumena Marturano bene nun ne cunosce… e quanno se cunosce solo ‘o mmale nun e chiagne. ‘A suddisfazione ‘e chiagnere, Filumena Marturano, nun l’ ha pututa maie avè!

DISCUSSIONE TRA FRA FULGENZIO E GALILEO -I PARTE-

DISCUSSIONE TRA FRA FULGENZIO E GALILEO -PARTE II-

 

DISCUSSIONE TRA FRA FULGENZIO E GALILEO -PARTE III-

 

IL CANTASTORIE, SUA MOGLIE E SUA FIGLIA SCHERMISCONO LE TEORIE DI GALILEO

 

L’ABIURA DI GALILEO

 

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