GALILEO Dici davvero?
LUDOVICO Bestie. Se vengono alla fattoria a lagnarsi per qualche inezia, la mamma è costretta a far frustare un cune in presenza loro: per ricordargli qual è il loro posto, non c’è altro mezzo. Oh! forse voi, qualche volta, dal finestrino di una comoda carrozza, avrete visto il grano biondeggiare nei campi; avrete già assaggiato le nostre olive e mangiato soprappensiero il nostro cacio; ma della fatica, della vigilanza continua che tutto questo esige, non ve ne fate nemmeno un’idea!
GALILEO Giovanotto, ti prego di credere che io non man¬gio mai il cacio soprappensiero. (Villano) Mi fai perdere tempo! Siamo pronti con lo schermo?
ANDREA Sì. Venite?
GALILEO Ma tu, Ludovico Marsili, non ti limiti a frustare i cani solo per ricordare ai contadini qual è il loro posto: mi sbaglio?
LUDOVICO Signor Galileo, avete un cervello meraviglioso. Peccato!
FULGENZIO Vi minacciava!
GALILEO Sicuro. Potrei istigare i suoi contadini a pensare in un modo nuovo. E anche i suoi servi, e i suoi fattori.
FEDERZONI Ma come? Neanche loro sanno di latino.
GALILEO Potrei scrivere in volgare, per i molti, anziché in latino per i pochi. Per le nuove idee, quella che ci serve è la gente che lavora con le mani: agli altri non interessa conoscere l’origine delle cose. Quelli che vedono il pane solo quand’è sulla tavola, non vogliono sapere come è stato cotto: canaglie, preferiscono ringraziar Dio piuttosto che il fornaio! Ma quelli che, il pane, lo fanno, quelli sapranno capire che niente si muove da sé. Tua sorella, Fulgenzio, mentre gira il torchio delle olive, non farà le grandi meraviglie, anzi facilmente si metterà a ridere, quando saprà che il sole non è un aureo scudo nobiliare, ma una leva: e che, se la terra si muove, è perché
il sole la fa muovere!