Sono una donna pericolosa
Non porto bombe nè bambini in grembo
Non porto fiori nè miscugli incendiari
Porto scompiglio nella tua ragione, nelle tue teorie, nel tuo realismo
Perché non giacerò nelle tue trincee né scaverò trincee per te
Né mi unirò alla tua lotta armata
Per trincee più belle e più grandi
Non camminerò con te né per te
Non vivrò con te, né morirò per te
Ma neppure cercherò di negarti il tuo diritto a vivere e a morire
Non dividerò con te neppure un centimetro di questa terra
Finché tu sei maledettamente proteso verso la distruzione
Ma neppure negherò che siamo fatti della stessa terra
Nati dalla stessa Madre
Non ti permetterò di legare la mia vita alla tua
Ma ti dirò che le nostre vite sono legate insieme
E esigerò che tu viva per comprendere questa cosa importante
Che sono una donna pericolosa perché devi sapere, signore
Che sono una donna pericolosa
Perché non tacerò niente di tutto questo
Non colluderò con te
Non avrò fiducia in te né ti disprezzerò
Sono pericolosa perché non rinuncerò, non tacerò
Né mi adatterò alla tua versione della realtà
Tu hai congiurato per svendere la mia vita
E io sono molto pericolosa perché non potrò perdonare né dimenticare
Né mai congiurerò per svendere la tua in cambio.
Ottobre 14, 2008
Ottobre 10, 2008
Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi
i libri di contenuto melefico e per ogni dove
furono i buoi costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta scoprì
-uno di quelli al bando, uno dei meglio- l’elenco
studiando gli inceneriti, sgomento, che i suoi
libri erano stati dimenticati. Corse
al suo scrittoio, alato d’ira, e scrisse ai potenti una lettera.
Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!
Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse
la verità non l’ho sempre, nei libri miei, dichiarata? E ora vuoi
mi trattate come fossi un mentotore! Vi comando:
bruciatemi!
Bertold Brecht
Ottobre 7, 2008
Deserto di sbarre e cemento
vogliono renderci sterili
come una sala operatoria
ma la tigre continua
a ruggire e non si placa
non il mio cuore.
Il sole piange la nostra
assenza,
ma in noi mille stelle
scintillano
a rischiarare il buio
che la repressione
vuole infliggere.
I pugni chiusi si alzano
bandiera di un solo colore
rosso.
La voce dei prigionieri grida
“Mai più catene”.
Le lacrime nutrono la terra
dove nasce la lotta dei popoli.
Per quanto sale vogliano
spargere sulle nostre ferite,
non potranno mai
inaridire il sangue rosso
che sempre scorre.
Ottobre 5, 2008
(…)
Il pudore sociale che tu credi naturale
vuole che tu sia ritrosa, ambigua, dolce
Il pudore vero sta rinchiuso come il tuorlo
dentro l’uovo, ricco, fiammante, vitale.
Questo pudore ti insegna il senso della tua integrità
di cuore, bada bene, non di una carne fatta
Simbolo sociale. Sii tu a baciarlo, a spogliarlo,
ad accarezzarlo, senza per questo rifiutare le sue
carezze e i suoi baci. Che sia chiaro, chiarissimo
lampante che siete in due a fare l’amore, non uno solo
sopra l’altro, contro l’altro, a danno dell’altro.
Rifiuta il gioco del corri e scappa che può
divertire ma alla fine ti porterà alla trappola.
La civetteria è un ‘arma così povera ad infelice
che poi quando sei incastrata contro un muro
non ti rimane che sorridere e acconsentire.
Ma non c’è niente da nascondere, lo vuoi capire.
Devi prenderti il tuo piacere da lui come
lui lo prende da te, senza infingimenti;
con pari entusiasmo e passione. Fagli la corte,
inseguilo, parlagli apertamente. Decidi tu
quando vuoi fare l’amore, non lasciarlo mai
pregare e supplicare, perché poi quando decidessi
non sarà più una decisione ma un cedimento
e subito lui urlerà di essere il tuo padrone
e avrà ragione perché sarai stata vinta e
non vincitrice, avrai accettato la regola
del cacciatore che corre appresso alla preda.
Poesia di Dacia Maraini letta da Sandra Ceccarelli in Piazza Duomo a Milano durante la
Manifestazione Nazionale del 14 gennaio 2006

